sabato 25 febbraio 2017

Honey-roasted carrots with tahini yoghurt




Tanto tempo che non partecipo allo Starbooks Redone, da quando hanno chiuso per ristrutturazione per la precisione e, come succede sempre, quando perdo il ritmo a fare qualcosa poi, fatico moltissimo a rimettermi in carreggiata. Il fatto è che sono pigra e l’organizzazione mentale non sempre va di pari passo con quella reale.  Però stavolta ci sono e ho voluto ritornare con Ottolenghi. Il libro scelto è di quelli meno famosi, un sequel senza dubbio voluto dopo l’enorme successo di Plenty ma che, come tutti i secondi episodi, è senza quella vitalità e energia che caratterizza il primo libro. Diviso in base al tipo di cottura o al modo di presentazione del piatto, secondo me, non aggiunge né toglie nulla al primo libro. Sempre bellissimo nella struttura e nelle foto, ho trovato spesso che ha ricette con ingredienti difficili da reperire. In verità non so trovare un vero motivo però, non l’ho amato come il primo.  E’ esattamente per questo che ho voluto provare una ricetta semplice come una sorta di partenza, così magari mi posso ricredere. 

Ho scelto un contorno di carote multicolor al forno odorose di spezie leggermente tostate per far uscire tutto il loro profumo e condite con una salsa che da sola vale ‘intera ricetta.
Amo quest’uomo e la facilità con la quale unisce le spezie, anche molte talvolta, in un sapore unico che le contempla tutte. Con lui anche un semplice contorno non è un carota lessa con sale e olio è un piatto da leccarsi i baffi.



60 g di miele chiaro (io di timo)

2 cucchiaio di olio (io extra vergine di oliva)

1 cucchiaio di semi coriandolo tostati e leggermente pestati

1 cucchiaino e mezzo di semi di cumino tostati leggermente pestati

3 rametti di timo fresco

1,300  kg di carote multicolor (io arancio e viola)

1 cucchiaio e mezzo di foglie di coriandolo tagliate grossolanamente

sale e pepe


Tahini yoghurt
40 g di pasta di tahini

130 g di yogurt greco

2 cucchiai di succo di limone

1 spicchio d’aglio schiacciato

Preriscalda il forno a 200°C. Poni tutti gli ingredienti per la salsa di tahini in una boule con un pizzico di sale. Mescola e metti da parte.

Metti il miele, l’olio, i semi di coriandolo e quelli di cumino tostati e pestati e il timo fresco in una larga scodella con un cucchiaino di sale e una generosa macinata di pepe nero. Aggiungi le carote pelate e tagliate a bastoncino e mescola bene. Versale in una teglia abbastanza larga e arrostiscile in forno per 40 minuti circa. Girale una o due volte fino a che si siano ben cotte e caramellate.
Trasferisci le carote in un piatto di servizio o in singoli piatti. Servile tiepide o a temperatura ambiente con un cucchiaio pieno di salsa e una spolverata di coriandolo.


Note: La ricetta è semplice e ben spiegata.
Non avevo il timo fresco e ho messo della maggiorana ma, secondo me, il cumino e il coriandolo sovrastano qualsiasi erba aromatica che si voglia utilizzare.
Il sapore delle carote da sole è già molto buono ma con la salsa assurge a goduria.
La salsa vale la pena farla anche da sola e finirla a colpi di pane fresco o tostato.



Giudizio

PROMOSSA




domenica 19 febbraio 2017

Pollo fritto Abudalla Abididdi



 

Ha cominciato a parlare molto presto. A 5 mesi, e ci sono documenti video a testimoniarlo, altrimenti non ci avrebbe creduto nessuno, ha detto mamma per la prima volta, salvo poi scordarsene per i 4 mesi successivi. A 1 anno il vocabolario era già abbastanza ricco e dove non arrivava con il linguaggio, sopperiva con la fantasia e allora il cucchiaio diventava tiallo le fragole erano le babbe e la luna era la nua.

venerdì 17 febbraio 2017

Gli gnocchi, il cavalier, l'arme e il convento - ultima parte - Torta di farro dolce

Parte VII da Mai




La consegna dei semi si prospettava entusiasmante.  A cavallo, lungo il tragitto che portava dall’altra sponda del fiume, il cavaliere si sentiva custode del futuro di quel territorio. Aveva il cuore gonfio di riconoscenza verso il Conte Alfonso che lo aveva ritenuto degno di un siffatto incarico e di orgoglio per il gesto simbolico che stava per compiere.  Al centro "La Piana" di Camporgiano, tutti erano pronti per l’evento, i semi sarebbero stati conservati fino al momento della semina che avrebbe dato altri semi negli anni a seguire. Le specie vegetali endemiche della Garfagnana ora potevano dirsi al sicuro, avevano uno spazio dove potevano essere preservate e fatte riprodurre.  


 Non appena il cavaliere esibì il suo prezioso carico, molti furono i contadini disposti a coltivare quei semi nei loro orti, appoggiando il lavoro del centro di raccolta. 


I semi rappresentavano una nuova vita e, con l’aiuto di tutti, la Garfagnana poteva andare incontro al domani.


Foto di Antonella Eberlin





Il mistero era stato risolto ma il cavaliere, non si sentiva ancora pronto a ripartire. Durante il viaggio qualcosa dentro di lui era cambiato. Quella terra, ostile in apparenza, si era rivelata magica e gli aveva regalato avventure che non avrebbe mai dimenticato. Se il compito affidatogli dal Conte Alfonso era concluso, non lo era la ricerca di se stesso che quel viaggio aveva innescato. Rimuginava, mentre, in sella al suo cavallo, si addentrava per i boschi sopra al borgo del Sillico territorio incontrastato del feroce Moro, non aveva una meta, non aveva paura, non più.

Foto di Chiara Picoco

La strada impervia lo condusse ad una umile dimora, in una radura nel bosco di castagni, lo accolse Mario, un pastore che allevava pecore garfagnine, antica razza endemica di quelle montagne selvagge che lo invitò nella sua casa per rifocillarsi. Le mani di Mario così nodose, segnate dal duro lavoro, raccontavano la sua stessa esistenza, mentre, i suoi occhi tradivano una dolcezza che non si poteva fare a meno di notare. Con la sua voce roca raccontò di sé e del lavoro speciale che stava facendo con l’aiuto della sua famiglia, un lavoro di ripopolamento della pecora bianca garfagnina che dava un latte ottimo per il formaggio e una lana pregiata. Da pochi capi recuperati e scelti di persona, Mario era riuscito in pochi anni a rifare un gregge numeroso e prolifico, nonostante il furfante che gli aveva scambiato il montone, facendogli avere un maschio anziano. Il cavaliere ascoltava, perdendosi nelle parole di Mario e nei profumi del pasto che la moglie e le figlie vollero offrirgli. Pecorini e insaccati, funghi e polenta e carne di cinghiale, mai ,il cavaliere si era sentito tanto soddisfatto, quella casa pareva d’un tratto essere diventata la sua. 

Foto di Sabrina Fattorini

Capì in quell’istante cosa significasse quella terra per lui e per chiunque avesse la fortuna di andare a visitarla, la bellezza della natura, la storia, le tradizioni non sarebbero valse nulla senza l’accoglienza, la cortesia e la generosità dei suoi abitanti.

Foto di Chiara Picoco


Uscì per rimettere in ordine i pensieri che si accavallano nella mente e, mentre prendeva fiato, scorse il profilo dei monti che degradavano verso valle, l’orizzonte sconfinato del verde dei boschi rigogliosi, le nuvole basse tanto da toccarle e si sentì in pace. I luoghi a poco a poco erano diventati familiari, i volti cari. 


FINE