mercoledì 26 novembre 2014

Muffin pastel de nata


266. L’arte ci libera illusoriamente della sordidezza di essere. Mentre sentiamo i mali e le invettive di Amleto, principe di Danimarca, non sentiamo i nostri mali: vili perché sono nostri e vili perché sono vili.
L’amore, il sonno, le droghe sono forme elementari dell’arte, o meglio, di produrne lo stesso effetto. Ma amore, sonno e droghe hanno ciascuno la sua delusione. L’amore stanca o delude. Dal sonno ci si sveglia e, quando si è dormito, non si è vissuto. Le droghe si scontano con la rovina del fisico che hanno servito a stimolare. Ma nell’arte non c’è delusione perché la delusione è stata ammessa dall’inizio. Dall’arte non c’è risveglio perché in essa non abbiamo dormito, anche se abbiamo sognato. Nell’arte non c’è tributo o multa da pagare per averne goduto.
Siccome il piacere che essa ci offre in certo qual modo non è nostro, non dobbiamo pagarlo o pentircene. Per arte si intende tutto quello che ci delizia e che non è nostro: il paesaggio, il sorriso fatto a un altro, il tramonto, una poesia, l’universo obiettivo.
Possedere è perdere. Sentire senza possedere è conservare, poiché significa estrarre da una cosa la sua essenza. Da Il Libro dell'inquietudine di Fernando Pessoa.

lunedì 24 novembre 2014

Torta di nocciole della Piera


Ci sono persone che riconosci tra tante. Quelle che ti fanno subito simpatia e con le quali ti trovi subito bene. Una sorta di chimica ti fa avvicinare e, senza neanche accorgertene, la sintonia diventa speciale.

venerdì 21 novembre 2014

Plumcake di zucca con salvia e beurre noisette


 
Datemi della pazza, della monotona, della ossessionata, pure della rompiballe ma, quando sfoglio quel certo libro (Cakes di Martha Stewart) non resisto, farei ogni torta in foto. Confesso che è il libro che tengo sul comodino, che sfoglio spesso prima di dormire e che mi esalta ad ogni pagina. Insomma per farla breve anche stavolta non ho resistito: dovevo farne un’altra.
 
Complici delle zucche meravigliose che ho trovato ad un mercatino le red kury e una salvia un po’ speciale che ho piantato in primavera. Si tratta della salvia ananas che ha foglie meno ruvide della parente più famosa e un profumo di ananas incredibile.
 



 Quello che non sapevo però e che ho scoperto di recente è che questo tipo di salvia fa dei fiori rossi meravigliosi che hanno catturato la mia attenzione appena li ho visti. La torta è una delle più semplici salvo alcuni passaggi che necessitano di un pochino di attenzione. Un sapore speziato, deciso e una vera armonia di sapori tra la zucca e la salvia.

 

Burro 170 g

Salvia fresca (io salvia ananas), tagliata a strisce sottili 5 g

Farina 215 g

Lievito in polvere 2 cucchiaini

Cannella in polvere 1/2 cucchiaino

Noce moscata grattugiato fresco1/4 di cucchiaino

Chiodi di garofano tritati un punta

Sale 1 cucchiaino

Polpa di zucca 234 g

Zucchero di canna chiaro 170 g

Uova 2

 
Far sciogliere il burro in una casseruola media a fuoco medio-basso. Aggiungere le strisce di salvia, e fare cuocere fino a quando il burro diventa marrone dorato, da 5 a 8 minuti
Trasferire la miscela in una ciotola e lasciare raffreddare leggermente.
Nel frattempo, mescolare la farina, al lievito, alla cannella, alla noce moscata, ai chiodi di garofano e al sale.


Unire la zucca, lo zucchero, le uova, il beurre noisette con la salvia. Aggiungere il composto di farina mescolando fino a formare un composto omogeneo. Versare in uno stampo da plumcake o in stampini monodose imburrati e infarinati. Far cuocere a 180° C per 30 minuti o fino a quando superi la prova stecchino.

Trasferire la teglia su una gratella e lasciare raffreddare per 15 minuti. Togliere la torta e porla su una gratella per lasciarla raffreddare completamente. Guarnire con foglie di salvia intera prima di servire.
 
Note

In America la polpa di zucca viene venduta in lattina, già cotta, al naturale come in questo caso o speziata per la pumpkin pie. Partendo dalla zucca al naturale, bisogna tagliarla a spicchi e metterla in una teglia su un foglio di carta da forno e cuocere a 180° C per 20 minuti o fino a che la polpa diventa morbida.

La torta è semplice e ben spiegata. Fare attenzione alla preparazione del beurre noisette perché qualche secondo in più e si rischia di bruciarlo.

Ho usato la salvia ananas ma la ricetta originale prevede la salvia comune reperibile facilmente.


La ricetta di Martha prevedeva le monoporzioni ma personalmente preferisco il plumcake intero.

 
PROMOSSA

con questa ricetta partecipo allo Starbooks di Novembre

 

sabato 15 novembre 2014

Crostone di pane casereccio a lievitazione naturale con Gruyère DOP, bresaola e cipolline caramellate


 
Le merende sono cambiate nel tempo, dalla fetta di pane con la marmellata, con burro e zucchero o con olio e sale dei miei tempi, siamo passati, forse con troppa velocità, alle merendine confezionate, comode e sempre pronte.
 
La cosa più esotica che mia madre poteva propormi era il toast, caldo e pieno di formaggio filante. Poi sono arrivate le merendine, lo scalda merende e quegli spuntini deliziosi sono passati nel dimenticatoio.
 
Oggi, una nuova consapevolezza sui prodotti industriali, ha segnato la strada verso alternative sicuramente più sane: meglio una merenda fatta in casa con ingredienti di qualità che qualsiasi altra cosa patinata e accattivante. L’unico problema sta nel “disintossicare” i figli dai messaggi pubblicitari e dalla cultura alimentare degli ultimi anni. Io mi sono adattata a tutti i cambiamenti, perché la voglia di fare merenda è rimasta costante nel tempo. Toglietemi tutto….. ma non lo spuntino di metà pomeriggio: che sia un biscotto, uno yogurt, un frutto o una fetta di pane io DEVO dare merenda. Non è solo un bisogno di cibo è un momento di relax, giusto per spezzare la giornata, ricaricarsi e ripartire. 

Quando è ripartito il contest sui Formaggi Svizzeri questa semplicissima ricetta mi è entrata in testa come tarlo, l’idea del formaggio filante, cremoso e caldo doveva trovare una sua collocazione, Dopo la polenta con Emmentaler DOP filante, ecco il crostone di pane a lievitazione naturale con Gruyere DOP, bresaola e cipolline caramellate.

I due formaggi hanno gusti differenti e con caratteristiche diverse:

L’Emmentaler DOP ha una pasta dura da avorio a giallo chiaro, con i classici buchi che lo hanno reso così famoso, buchi che si formano naturalmente durante la stagionatura . Ha un gusto dolce con sentore di noci. Prodotto nella Valle dell’Emme richiede oltre 1000 lt di latte per formare una forma da 80 kg. In cucina è un jolly, si sposa veramente bene nelle insalate, le insalate di riso, i tramezzini, la pizza oppure da solo.

Il Gruyère DOP ha un aspetto compatto un sapore sobrio e intenso e come dice il mio bimbo è burroso, varia tra il dolce e il piccante a seconda della stagionatura. Le Gruyère DOP classico (minimo 5 mesi di maturazione), reserve (minimo 10 mesi) e alpage (minimo 12 mesi)

Proviene dalla regione del Gruyère e in cucina è versatile per tutte le preparazioni anche se a me piace mangiarlo da solo con un po’ di pane.


Per il crostone

Pane casereccio a lievitazione naturale

Bresaola

Gruyere DOP

Cipolline caramellate
 


Farina W 260 (o manitoba) 600 g
Lievito madre 150 g ( sostituibile con 12 g di lievito di birra)
Acqua 400 g di
Sale 12 g
Olio extravergine di oliva 1 cucchiaio (facoltativo)
1 cucchiaino di miele o malto (facoltativo)

Stemperare il lievito rinfrescato nell'acqua ad una temperatura di 22°-23° fino a farlo sciogliere.

Nella ciotola della planetaria versare la farina, aggiungere il lievito sciolto nell'acqua ( e il malto o miele) e fare andare per 1 minuto circa alla velocità minima.

Aggiungere il sale e continuare a velocità media per altri 10 minuti, fino a quando l'impasto si incorda bene ( deve staccarsi dalla ciotola).

Una volta pronto il panetto metterlo a riposare in una ciotola unta di olio, coprirla con un panno umido ( o pellicola) e far lievitare circa un’ora finchè non raddoppia di volume.

 
Passato questo tempo riprendere l'impasto, lavorarlo con delicatezza e dargli la forma di filoncino e trasferirlo su una teglia foderata con carta da forno.

Incidere il pane con una lametta o un coltello particolarmente tagliente creando una grata. Lasciare lievitare fino al raddoppio in luogo tiepido.

Per le cipolline
Cipolline borettane 350 g
30 g di olio evo
100 ml di acqua
3 cucchiai di zucchero di canna
40 ml di aceto balsamico
sale

Mettere a scaldare l’olio versare le cipolline pulite. Dopo qualche minuto aggiungere l'acqua, lo zucchero di canna e l'aceto balsamico. Salare poco e fare stufare per 30/35 minuti fino a quando le cipolline saranno tenere e la salsa si sarà rappresa. Lasciare in caldo.



Comporre il crostone
Far tostare le fette di pane per qualche minuto al grill e togliere. Adagiare sopra le fettine di Gruyere DOP e rimettere nel forno caldo fino a che il formaggio si sarà sciolto completamente. Sistemare sopra le fette di bresaola e le cipolle ancora calde. Terminare con qualche goccia di salsa all’aceto balsamico. Mangiare caldo ma anche freddo è buonissimo.


con questa ricetta partecipo  al contest organizzato da Teresa di Peperoni e Patate in collaborazione con Formaggi Svizzeri:

#noiCHEESEamo
 

sabato 8 novembre 2014

Polenta "incagiata" gratinata con Emmentaler DOP


La cucina è sempre stata il cuore della casa, quel luogo dove si svolgevano tutte le attività di famiglia, dove mia madre cucinava, riceveva le amiche per il caffè o preparava il thè allo zio Luigi , dove noi figli facevamo i compiti o guardavamo i cartoni animati mentre lei ci preparava la merenda. Il luogo delle chiacchiere, del caos, del gatto sulla sedia, delle confidenze, delle lacrime o delle discussioni infinite guardando la televisione. Musi lunghi, risate, nipoti che muovono i primi passi, i gesti lenti e ripetuti di mia mamma che lavora a maglia, lei stanca che si appisola con la testa sul tavolo. Le partite ascoltate alla radio, il parlare affacciati alla finestra, la domenica a pranzo, la prima volta che il fidanzato è venuto a cena, ogni singolo ricordo ha avuto a che fare con quella stanza calda e un po’ magica.



E’ sempre stato il regno indiscusso di mia madre, lei decideva, e lo fa ancora, cosa e come farlo. Non ho mai potuto cucinare senza prima chiederle il permesso o invitare un’amica senza prima ricevere la sua approvazione. Mio papà invece è sempre stato il primo ad entrare  ma solo quando lei chiama per il pranzo, qualunque cosa stia facendo, appena mia madre pronuncia le magiche paroline “E' pronto” lui molla tutto e si precipita, altrimenti non si fa vedere molto. Fino a qualche tempo fa non si faceva nemmeno il caffè, ora è più collaborativo ma, i suoi svaghi erano e sono altrove: la pittura, le monete, i francobolli, la storia, l’archeologia non prevedevano certo quell’ala della casa.


L’unica eccezione era quando mia mamma decideva di fare la polenta, quella era una questione da uomini e come tale riguardava anche mio padre. Non ho mai ben capito il motivo, forse perché per sciogliere la farina di mais nell’acqua bollente e per “mestarla” ci vuole della forza o perché, solo chi non ha altri compiti, può stare davanti alla polenta fumante e controllare che non attacchi. La polenta riusciva a far entrare tutti in cucina e una volta pronta, essendo piatto unico permetteva di stare a tavola con calma senza doversi alzare per prendere altro.


La polenta “incagiata” è tipica della Garfagnana: polenta di formenton 8file grossolana e un ragù semplice alternati a strati e inondati di formaggio parmigiano. Si può mangiare così oppure aspettare che si raffreddi e  tagliarla a fette, metterla in una teglia intervallandola con strati di emmentaler, una noce di burro e si inforna per sciogliere il formaggio e gratinare la superficie.





Per la polenta incagiata

Farina di formenton 8 file varietà rossa 300 g

Acqua 1lt e mezzo

Sale
Emmentaler DOP 250 g
Parmigiano grattugiato 200 g
Burro 30 g
 
Per il ragù

Carne di manzo 500 g

Concentrato di pomodoro un vasetto da 125 g

Cipolla 

Carota

Sedano

Vino

Olio

Sale
 
Pepe
 
 
Fare il soffritto con le verdure sminuzzate, poi aggiungere la carne di manzo tritata e rosolarla per alcuni minuti. Si può aggiungere un pochino di vino rosso per dare un po’ di profumo. Aggiungere il concentrato di pomodoro, aggiustare di sale e pepe poi far cuocere per almeno un’ora.

Far bollire l’acqua salata in una pentola alta. Togliere dal fuoco, versare la farina di mais e mescolare velocemente per non formare dei grumi. Rimettere a fuoco basso e cuocere per circa20 minuti

In una teglia versare uno strato di polenta ancora calda, uno di ragù e una spolverata di parmigiano. Continuare gli strati fino al termine dei preparati con ragù e parmigiano. Lasciar raffreddare. Ungere una teglia e adagiarvi la polenta incagiata a fette alternandole a fette di Emmentaler DOP. Mettere sulla superficie 2/3 noci di burro e infornare a 200°C C fino a doratura (circa 15/20 minuti).

con questa ricetta partecipo  al contest organizzato da Teresa di Peperoni e Patate in collaborazione con Formaggi Svizzeri:
#noiCHEESEamo