venerdì 30 maggio 2014

Torta di ricotta e ciliegie marinate al timo



Nuovo appuntamento con il 100% Gluten free Fri(day) che, se continuo a postare così tardi, diventerà il "quasi sabato gluten free day". Questa settimana complici delle meravigliose ciliegie, ho voluto provare una torta di quelle sofficiose, semplici e ricche di frutta, appositamente sglutinata e un po’ modificata rispetto alla ricetta originale


Ogni volta che vado a casa dei miei passo da una zona di campagna, vicino Lucca, che ha molte vendite dirette di ortaggi e frutta, e, sulla strada vedo dei grandi teloni con la scritta della verdura o della frutta di stagione che è presente nel periodo ma, non mi sono mai fermata (sono sempre di corsa e perennemente in ritardo io). Alcuni giorni fa però, dopo aver fatto la spesa al supermercato ero rimasta senza frutta né verdura …troppo brutta quella che c’era…. Passando sono rimasta colpita dalla scritta "ciliegie" in bella vista  e mi sono fermata. 



Le ciliegie per me sono i ricordi delle fresche sere di primavera, le prime nelle quali quali ci era concesso uscire dopo cena, complici le giornate più lunghe. Con Laura, Anna e Paola le amiche del cuore, mangiavamo le ciliegie dell’albero di Paola mentre parlavamo di scuola, estate, divertimenti e ragazzi, giocavamo a mettercele alle orecchie e a chi sapeva tenerne in bocca il numero maggiore e poi scoppiavamo in grasse risate. Finito il primo strato cominciavamo a saltare per riuscire a prenderle e poi a cercare di salire sull’albero, fino a scuoterlo per far cadere quelle più alte.


 Poi c’erano le uscite con il gruppo in motorino a rubacchiare ciliegie da qualche giardino, stando attenti a non farci scoprire, altrimenti erano guai seri. Mangiavamo tutto, eventuali ospiti sgraditi, tanto non guardavamo neanche. Non sono mai riuscita a raccoglierne una cesta, la frenesia era troppa e finivano puntualmente tutte in bocca prima che nel cesto.



Ciliegie 400 g
Ricotta 180 g
Zucchero 150 g più 3 cucchiai
Timo fresco 1 rametto
Burro 100 g
Uova 3
Sale
Farina di riso 100 g
Maizena 50 g
Farina di mandorle 70 g
Limone bio 1
Lievito senza glutine  1/2 bustina
Zucchero a velo

Lavare e asciugare le ciliegie, staccare il picciolo e denocciolarle. Lasciarle per il tempo di preparazione della torta (anche un po’ di più sicuramente sarebbe meglio) marinare con 3 cucchiai di zucchero un cucchiaio di succo di limone e il timo. Sgusciare le uova e separare i tuorli dagli albumi. Montare il burro ammorbidito a temperatura ambiente con lo zucchero e 1 pizzico di sale fino a ottenere un composto spumoso. Aggiungere i tuorli, la scorza grattugiata e 3 cucchiai di succo di limone, poi incorporate la ricotta.
Setacciare la farina di riso con la maizena e il lievito e unirli al composto, poi aggiungere la farina di mandorle, mescolando bene fino a ottenere un composto omogeneo. Montare a neve gli albumi con 2-3 gocce di succo di limone e incorporarli delicatamente, poco per volta, mescolando con un movimento delicato dal basso verso l’alto.

Versare il composto ottenuto in uno stampo (meglio a cerniera) da 22-24 cm di diametro, imburrato e infarinato con la farina di riso. Distribuire le ciliegie e il sughetto che avranno formato in modo uniforme su tutta la superficie della torta e cuocerla in forno già caldo a 180°C per circa 45-50 minuti. Verificare la cottura della torta con lo stecchino. Lasciare raffreddare la torta e servirla spolverizzata con zucchero a velo.

mercoledì 28 maggio 2014

Torta salata alle cipolle e pancetta


Volevo fare una ricetta che avesse un nome che suonasse swarzflung o simile, qualcosa di così tipicamente altoatesino che nessuno avrebbe avuto dubbi sulla provenienza e invece, ho optato per una torta di cipolle e pancetta. 


Dopo i butcheln, tributo al libro “Cucinare nelle Dolomiti”, regalo ricevuto dall’amico Rupert , volevo fare i servietteknödel per esempio, e invece, per motivi di opportunità, è uscita una delle torte salate più buone che ricordi…a patto che si amino le cipolle. 



Quando si è in Alto Adige accade sempre qualcosa che non ti aspetti, almeno a me è sempre successo così. Un caldo africano a Bolzano quando ti sei portata dietro solo maglioni, il ristorante di Reinhold Messner, dove credi che l’atmosfera sia un po’ freddina e invece vieni invitato a sederti al tavolo con perfetti sconosciuti perché mica si possono sprecare posti e poi è bello fare amicizia e dopo l’ennesima birra …...ero piena di amici. E ancora quando Rupert ci accompagnò a cena a casa di suoi amici, ragazzi delle valli che a malapena parlavano italiano, in un maso ristrutturato sopra Merano dove mi sarei aspettata di mangiare canederli e zuppe e invece cucinarono cinese, lasciandoci di sasso. Adoro quelle zone, la gente semplice apparentemente schiva ma che poi ti fa sentire a casa.


Pasta
Pasta per pasticci* 200/250 g

Ripieno
Cipolle (io bionde) tagliate finemente400 g
Burro 1 cucchiaio
Pancetta tagliata a listarelle 80 g
Erba cipollina Tagliata finemente 1 cucchiaino
Pepe macinato
Sale

Salsa Royale
Latte 80 ml
Panna 80 ml
Uova 2
Parmigiano grattugiato 1 cucchiaio
Pepe macinato
Sale
Burro per ungere lo stampo


*Per 500 g di pasta per pasticci (per 2 torte)

Farina 300 g
Burro 100 g
Acqua 100 ml
Uovo 1
Sale un pizzico

Passare la farina al setaccio e mescolarla al burro, sbriciolare poi il composto con le mani senza che il burro diventi troppo morbido. Mescolare ora l’acqua con l’uovo ed il sale, unire il composto alla massa di farina e burro ed impastare fino ad ottenere una pasta liscia. Avvolgere la pasta in una pellicola trasparente e farla riposare per 1 ora in frigorifero.
Ripieno

Per il ripieno, appassire le cipolle con del burro in una padella. Aggiungere le listarelle di pancetta e rosolarle un po’ insieme alle cipolle. Condire con sale, pepe e erba cipollina.
Preriscaldare il forno a 180°C. Mescolare tutti gli ingredienti per la salsa Royale. Stendere la pasta per pasticci con un matterello, imburrare lo stampo e foderarlo con la pasta. Distribuire il ripieno di pancetta e cipolle sulla pasta, ricoprirlo con la salsa e mettere a cuocere in forno 30 minuti.
Far riposare qualche minuto prima di servire.

E’ molto buona anche con i porri.

lunedì 26 maggio 2014

Babà dell'Ariosto


  
“Il vigesimo giorno di febraio

chiude oggi l’anno che da questi monti,

che dànno a’ Toschi il vento di rovaio,


qui scesi, dove da diversi fonti
con eterno rumor confondon l’acque

la Tùrrita col Serchio fra duo ponti;


per custodir, come al signor mio piacque,

il gregge grafagnin,(…)(Ludovico Ariosto, Satira IV)



Non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione. E’ sempre così, non posso farne a meno quando l’MTC consegna una ricetta tradizionale, un mostro sacro da modificare con qualche ingrediente personale, io non riesco a non pensare a come sarebbe in versione garfagnina. Un po’ come Cristina che infila le acciughe in ogni ricetta (e voglio vedere come potrà fare questa volta :P), io riesco a inserire la farina di castagne ovunque. Certo, che se non inizio a cucinare prima le ricette originali, finirà che sul blog avrò soltanto variazioni garfagnine di ricette classiche…. 


Da accostare ad una ricetta tanto importante, ho voluto chiamare in causa colui che nel mio paese fu ospite per 3 anni, nella rocca che oggi porta il suo nome. Ludovico Ariosto fu nominato nel 1522 Commissario Estense nella Garfagnana appena sottomessa, incarico che fu costretto ad accettare a causa di ristrettezze economiche e che lo tennero lontano dalla scrittura e dalla donna amata.


(...)Dove altro albergo era di questo meno
convenïente a i sacri studi, vuoto
d'ogni iocundità, d'ogni orror pieno?
La nuda Pania tra l'Aurora e il Noto,
140 da l'altre parti il giogo mi circonda
che fa d'un Pellegrin la gloria noto.
Questa è una fossa, ove abito, profonda,
donde non muovo piè senza salire
del silvoso Apennin la fiera sponda (...) (Ludovico Ariosto, Satira IV)

La situazione è un po’ cambiata da allora e se, magari Ludovico si mangiasse oggi un babà garfagnino, forse, scriverebbe diversamente.


Il babà non solo non l’avevo mai cucinato ma neanche mai mangiato prima per il mio pregiudizio contro i dolci liquorosi. Antonietta mi sono ricreduta.


Per 10 babà monoporzione

Farina forte W260  250 g
Farina di castagne 30 g
Uova bio 3
Burro 100g
Latte 90 ml (a me ne sono serviti meno ma dipende dalla farina)
Zucchero 25 g
Lievito madre rinfrescato 50 g
Lievito di birra 10 g
Sale ½ cucchiaino

Primo impasto
Versare in una ciotola 120 g di farina, fare la fontana, aggiungere 1 uovo, il lievito madre, lo zucchero e 30 g di latte tiepido. Impastare, coprire con un telo umido e attendere il raddoppio.

Secondo impasto
Versare in un'altra ciotola la restante farina (130 g), 30 g di farina di castagne setacciata, aggiungere il primo impasto e 1 uovo, sciogliere bene e amalgamare, poi incorporare il secondo uovo, Impastare energicamente per 10 minuti, battendo contro i bordi della ciotola e aggiungendo man mano del latte a cucchiaiate. Sciogliere il burro a bagnomaria o in un microonde e versarlo a filo sull’impasto, incorporandolo lentamente. Per ultimo, in una tazzina “impastare” il lievito di birra con il sale finché diventa una cremina liquefatta e aggiungere anche questa alla massa. Una volta incorporati tutti gli ingredienti, ribaltare l’impasto su un piano da lavoro e iniziare a lavorare energicamente piegandolo e sbattendolo più volte per 15/20 minuti. Qui bisogna avere tenacia e resistenza perché questa è quella fase in cui è possibile ottenere un babà spugnoso e morbido, capace di assorbire e trattenere la bagna.
Quando inizierà a staccarsi dalle mani e piegandolo manterrà una forma tondeggiante, senza collassare e vedremo l’accennarsi di bolle d’aria il nostro impasto sarà pronto.

Ricavarne circa 10 palline e sistemarle negli stampini monoporzione precedentemente imburrati. Ogni pallina deve arrivare a metà altezza dello stampino. Sistemarli in una teglia e lasciar lievitare in forno spento con luce accesa fino a quando triplicano di volume, fuoriuscendo dal bordo superiore formando una calottina di circa 2 cm.

Preriscaldare il forno a 200°, infornare, abbassare a 180° e cuocere per 20 minuti. A metà cottura coprire con un foglio di alluminio.A cottura ultimata lasciar intiepidire per 10 minuti, staccarli delicatamente dagli stampini (basta reggere lo stampino con una mano e con l’altra tirare e contemporaneamente roteare leggermente la calottina) e adagiarli in una ciotola larga.

Per la bagna
Acqua 1 lt
Zucchero 400 g
Miele di castagno 1 cucchiaio

Versare l’acqua in una pentola, aggiungere lo zucchero e il miele, e lasciar sobbollire per 10 minuti.
Spegnere, lasciar intiepidire e versare sui babà ancora tiepido. Rigirarli ogni 10/15 minuti e comunque finché al tatto non abbiano la consistenza di una spugna inzuppata. Scolarli dallo sciroppo e adagiarli su un piatto da portata.

Mousse di ricotta

Ricotta di pecora 250 g
Panna fresca 250 ml
Zucchero 70 g

Sbattere la ricotta con lo zucchero. Montare la panna e incorporarla delicatamente alla ricotta. Sistemare la mousse in un sac a poche e tenerla in frigo fino al momento dell’utilizzo.

Completiamo i babà
Nocino 250 ml (dipende dal gusto)
Noci tritate 120 g
Miele di Castagno 3 cucchiai
Fragoline di bosco a piacere

Scolare dal piatto lo sciroppo che sarà colato dai babà. Irrorarli con il nocino a proprio piacimento, spennellarli con il miele precedentemente sciolto a fuoco lentissimo con un cucchiaio d’acqua, decorarli con ciuffi di mousse di ricotta e completare con le noci tritate e le fragoline di bosco.

Partecipo alla sfida di maggio del MTChallenge
banner della sfida MTC: il baba


venerdì 23 maggio 2014

Plumcake alla cannella gluten free


Questo è per me, assolutamente e senza riserve. Mi lamento sempre che devo accontentare tutti ma quando ho visto questo dolce ho pensato di rielaborarlo proprio come piace a me. 


Non voglio pensare a inventarmi strategie per cercare di farlo mangiare a qualche altro membro della casa che poi, l’unico modo è evitare di citare gli ingredienti se non dopo l’assaggio perché, di pregiudizio viviamo un po’ tutti ma loro due……non oso pensare se avessi detto che c’era la farina di quinoa o lo zuccheri di fiori cocco, sarebbe stato un “eh? Qui che? No no io non lo mangio. 



Un plumcake (la forma mi piace tanto) facile da realizzare (misure con il vasetto dello yogurt) trovato qui, che ho voluto sglutinare utilizzando una farina di quinoa che ho trovato al super, quale migliore occasione per testarla? Il risultato è stato soddisfacente sempre che piacciano il gusto speziato e poco dolce. La consistenza è davvero morbida e rimane umida per alcuni giorni anche grazie alla mela.

1 vasetto di yogurt bianco da 125g
2 vasetti di zucchero crudo di fiori di cocco (Gulamerah di Bali va bene anche lo  zucchero di canna)
2 vasetti di farina di quinoa
1 vasetto di amido di mais
2 uova
1 mela golden
1 bustina di lievito per dolci gluten free
1/2 vasetto di olio di riso
11/2 di cannella in polvere
2 cucchiai rasi di zucchero di canna



Sbattere le uova con una frusta e aggiungere lo yogurt continuando a mescolare.
Lavare e asciugare il vasetto che servirà per misurare tutti gli altri ingredienti.
Versare un vasetto di zucchero, e solo dopo che tutto sarà ben amalgamato unire lo zucchero restante.
Aggiungere la farina e l’amido versando un vasetto alla volta, mescolando bene il composto dopo ogni aggiunta.
Ammorbidire il composto con il mezzo vasetto di olio.

Aggiungere la cannella e il lievito e continuare a mescolare fino a ottenere un composto omogeneo. Unire la mela tagliata a dadini piccoli (troppo grandi potrebbero finire in fondo in cottura). Versare l’impasto nella teglia, e spargere lo zucchero di canna sulla superficie. Infornare a 180 °C per circa 45 minuti, o fino a completa cottura.

Con questa ricetta partecipo a  100% Gluten (fri)Day



mercoledì 21 maggio 2014

Pane bianco casereccio.....il primo non si scorda mai


Non sono mai stata una che segue le mode e negli anni della gioventù ce ne sono state tante. Non sono mai stata una paninara, una dark, una punk, non ho mai avuti i camperos e quando tutte le mie amiche sfoggiavano l’ultima borsa Louis Vuitton, io me ne andavo fieramente in giro senza borsa perché mi ingombrava. Semplicemente non me ne importa nulla, mi sono sempre sentita io senza bisogno di appartenere a qualche gruppo anche perché indossare catene e collane stile guinzaglio con le borchie mi sarei sentita tanto ridicola. 



Al liceo la secchiona della classe, timida e schiva con l’apparecchio ai denti arrivò un giorno vestita di nero con un cinturone borchiato e capelli con la cresta, credo che fu un miracolo per lei sopravvivere al dileggio, ma le mode sono così , ti prendono, pensi di non poterne fare a meno e come tali però, passano rapidamente. 


Una moda (forse lo è forse no) che invece  mi ha preso completamente e che spero non passi è quella della pasta madre perché dal momento che è arrivata a casa mia qualcosa è cambiato. Non le ho dato nomi, non credo che la porterò in vacanza e la faccio lavorare a orari sindacali (sono contro lo sfruttamento minorile) ma ho scoperto essere qualcosa di vivo da nutrire, prendersene cura e i risultati sono più che soddisfacenti. In verità ho iniziato con il licoli la pasta madre liquida ma, senza capirne bene l’utilizzo ha finito per fare il mantenuto in frigo e dare vita solo a piadine, grissini e qualche pizza. Poi è arrivato un corso con una vera maestra dei lievitati e il mio rapporto con il lievito madre che ho adottato da Sara Papa è diventato più stretto e ho iniziato con la ricetta meno facile la colomba poi, ho aperto il mio personale negozio di pane. 



Attualmente lievito madre e licoli convivono in perfetta armonia e lavorano a turno. Panificare mi ha riempito di soddisfazione , mi ha fatto riappropriare della lentezza. Con la lunga lievitazione non si fanno programmi, si ascolta, si guarda e si aspetta con calma, senza fretta perché la lievitazione dipende dall’umidità, dalla temperatura e dalla quantità di lievito.
 Ce ne saranno altri, più buoni, con più alveoli, con farine ai cereali, al farro, con le noci ma il primo resterà sempre il mio preferito. Imparerò a capire i momenti di crescita e di maturazione, saprò organizzarmi meglio e comincerò a sperimentare…per ora ho fatto un pane bianco semplice dalla ricetta di Sara.




Farina W 260 (o manitoba) 600 g
Lievito madre 150 g ( sostituibile con 12 g di lievito di birra)
Acqua 400 g di
Sale 12 g
Olio extravergine di oliva 1 cucchiaio (facoltativo)
1 cucchiaino di miele o malto (facoltativo)


Stemperare il lievito rinfrescato nell'acqua ad una temperatura di 22°-23° fino a farlo sciogliere.
Nella ciotola della planetaria versare la farina, aggiungere il lievito sciolto nell'acqua ( e il malto o miele) e fare andare per 1 minuto circa alla velocità minima.
Aggiungere il sale e continuare a velocità media per altri 10 minuti, fino a quando l'impasto si incorda bene ( deve staccarsi dalla ciotola).

Una volta pronto il panetto metterlo a riposare in una ciotola unta di olio, coprirla con un panno umido ( o pellicola) e far lievitare circa un’ora finchè non raddoppia di volume.

Passato questo tempo riprendere l'impasto, lavorarlo con delicatezza e dargli la forma di filoncino e trasferirlo su una teglia foderata con carta da forno.
Incidere il pane con una lametta o un coltello particolarmente tagliente creando una grata. Lasciare lievitare fino al raddoppio in luogo tiepido.

venerdì 16 maggio 2014

Yogurt pops


Oggi non è un giorno qualsiasi è il Food Revolution Day la rivoluzione alimentare proposta da Jamie Oliver per cominciare a mangiare in modo semplice e sano, senza privarsi di gusto e varietà. Il messaggio è chiaro: facciamo sapere ai nostri figli quali sono i cibi sani e quali no e insegniamo loro a riconoscere i prodotti di stagione realizzando insieme ricette semplici e gustose. 

Oggi è anche venerdì il 100% Gluten (Fri)day e allora aderendo all’iniziativa del Gluten free Travel and Living,  ho fatto con Dario e la sua amichetta Aurora questi yogurt pops che possono decisamente sostituire i soliti coloratissimi (artificialmente) ghiaccioli, trasformandosi in una buonissima e sana merenda estiva che entrambi hanno gradito.



Piccole banane mature 2
Fragole congelate 270 g (io fresche che poi ho congelato)
Yogurt bianco senza grassi 490 g (io greco)
Miele 2 cucchiai

Sbucciare e affettare le banane e porla in un robot da cucina o frullatore con le fragole congelate, lo yogurt e il miele. Azionare il frullatore al livello minimo fino a quando il composto risulterà liscio.
Dividere il composto tra i 6 bicchieri di carta o di stampi in silicone per ghiaccioli.
Mettere i pops nel freezer per 10 minuti, poi inserire delicatamente un bastoncino da ghiacciolo nel centro di ciascuno. Mettere di nuovo in freezer per almeno 3 ore, o fino a quando saranno completamente congelati

Le fragole possono essere sostituite da mirtilli o lamponi oppure fare un mix e trovare il gusto preferito. In questo caso le fragole sono di stagione e ho preferito usare quelle ma niente vieta di usare frutta congelata che sia stata congelata però quando era di stagione. 

Con la mia ricetta partecipo al #FRD2014


Cupcake alla zucca per il #FRD2014 e anche per il #GFFD














lunedì 12 maggio 2014

Zuppa di barbabietole, finocchi e mele


Confesso che dopo le due esperienze fatte nello Starbooks con Delia Smith e Martha Stewart, testare una ricetta di Gwyneth Paltrow mi sembrava un’eresia. La bellona ricca e famosa che si inventa cuoca mah, mi sembrava che fosse più per moda che per vera convinzione e invece…..


Il libro è It's all good,  ricette genuine per sentirsi bene senza rinunciare al gusto. La zuppa che ho scelto è di quelle semplici, profumate e soprattutto colorate, un rosa shocking da mettere subito il buonumore. Una ricetta che ne prevede due.


Volete saperne di più? allora leggete qui



mercoledì 7 maggio 2014

Lemon pound cakes di Martha Stewart


In famiglia siamo in 3, cane escluso (ma lei mangia tutto, compresi poltrone, divani, ciabatte e telecomandi), e spesso mi ritrovo a cucinare 3 piatti diversi. Io non mangio carne, Dario camperebbe a salsiccia e eviterebbe qualsiasi verdura e Michele non ama piatti troppo semplici, infatti non sia mai che possa proporgli una pasta all’olio o la temuta frittata…sarebbe un affronto, un guanto di sfida e comincerebbe a chiedersi cosa ha fatto di male.

Per trovare la quadratura del cerchio le studio tutte, compreso il " o così o pomì"….il frigo è vuoto e non ho avuto tempo di fare la spesa, oppure, quando proprio sono stanca morta e anche una semplice  pasta mi sembra una cena per 20 con almeno 5 portate, spunta la pizza da asporto, panacea di tutti i mali. 

I dolci sono proprio il tasto dolente, io ne farei tanti ma poi dovrei mangiarli tutti io perché il marito non è per niente goloso e il pargolo è goloso ma di panne e cioccolate, meringhe e creme. Un buon dolce da credenza, di quelli per la colazione, quelli semplici ma gustosi, quelli proprio no. Solitamente li faccio per le mie colazioni (e merende) o quando devo cucinare per altri, altrimenti sono sicura che farebbero una brutta fine.


Ho colto l’occasione per poter fare uno di questi dolci proponendomi a  Laura come aiutante nel  suo ultimo corso di fotografia e ho scoperto che esiste il dolce perfetto. Facile, pochi ingredienti, veloce, profumato e goloso al punto giusto è il lemon pound cake di Martha Stewart, un plumcake al limone con una glassa al limone e limoni canditi. 


Finito il corso il modello profumato di limone, diciamo che è sparito in due secondi, con gridolini di giubilo e di soddisfazione da parte degli aspiranti fotografi e cosa ancora più sconvolgente Dario si univa al coro, entusiasta tanto da costringermi a rifarlo subito. 


Peccato che non si possa sentire il profumo di questo plumcake perché è proprio quello che fa la differenza. L’ho conosciuto attraverso lo starbooks nella ricetta di Flavia, perfetta nella traduzione dei maledetti cup e nell’esecuzione…la ricetta tradotta infatti è la sua.
Mi aveva colpito la sua nota, Con queste dosi vengono due teglie da plumcake, e so che verrà spontaneo dimezzare le dosi per farne uno solo, anche perché non tutti abbiamo il doppione della stessa teglia, ma il consiglio che sento di fare è di non dimezzare le dosi, perché ne vorrete subito fare un altro, piuttosto comprate un'altra teglia uguale a quella che già avete! Devo dire che aveva ragione.


Le foto sono mie,  “rubate” alla fine del corso, l’allestimento di Laura.



Per le torte

Burro a temperatura ambiente, più un po' per imburrare le teglie 225 g
Farina 00 490 g, più quella per le teglie
Sale 3/4 di cucchiaino ( poco più di 3,5 g )
Bicarbonato di soda 1/2  cucchiaino di (2,5 g)
Buccia finemente grattugiata di 2 limoni bio
Zucchero semolato 500 g
Uova 6
Estratto di vaniglia 1 cucchiaino
Panna acida 230 g

 Per le fette di limone candite e lo sciroppo

Zucchero semolato 200 g
1 tazza d'acqua (250 ml)
limoni bio tagliati a fettine sottili ( circa 3 mm) 2
Succo di limone di 3-4 limoni (1/2 tazza circa)
Per la glassa al limone

Zucchero a velo 250 g 
da 4 a 6 cucchiai di succo di limone bio



 Preriscaldare il forno a 180°C . Imburrare due stampi da plumcake di 13cm x 23 cm (5 by 9 inch ) e infarinarli eliminando la farina in eccesso. In un ciotola mescolare la farina, il bicarbonato, il sale e la buccia di limone.

Nella ciotola di un mixer montare ad alta velocità con le fruste il burro con lo zucchero, fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso, circa 5 minuti. Aggiungere le uova , uno alla volta, sbattendo bene dopo ogni aggiunta. Unire l'estratto di vaniglia. Abbassare la velocità del mixer e aggiungere la farina in tre tempi, alternando con la panna acida.

Dividere il composto nelle due teglie , livellare delicatamente la superficie con una spatola, ed infornare. Le torte saranno cotte quando inserendo all'interno uno spiedino di legno ne uscirà asciutto, saranno necessari circa 55-65 minuti (se la superficie tende a scurirsi, coprite con un foglio di carta stagnola).

Nel frattempo in un pentolino, unire l'acqua e lo zucchero semolato, portare a bollore , mescolando per far sciogliere bene lo zucchero. Aggiungere le fettine di limone, e fare sobbollire gentilmente a fuoco medio- basso , per circa 35 minuti. Togliere le fette di limone candito e metterle su un foglio di carta forno. Aggiungere e mescolare il succo di limone allo sciroppo.

Togliere le torte dal forno ma lasciandole ancora nelle teglie, con uno spiedino, fare dei buchi sulla superficie, e versare ¾ dello sciroppo sulla superficie. Mettere le due teglie su una griglia a raffreddare per due ore. Togliere le torte dalle teglie e spennellarle con lo sciroppo di limone rimasto.

Per la glassa mescolare in una ciotola lo zucchero a velo con 4 cucchiai di succo di limone, aggiungere altro succo solo se serve a raggiungere la consistenza di una glassa molto densa, ma liscia.  Versare la glassa sulle torte e lasciarle così per 30 minuti. Decorare con le fettine di limone candite.