venerdì 31 gennaio 2014

Triglie marinate di Corfù




Vorrei conoscere ogni posto del mondo. Non esiste Paese che io non vorrei visitare, se mi dicessero domani si parte per Rowananta (non esiste) io sarei già pronta per fare le valigie. Non è che io non abbia una wish list di luoghi da vedere, tutt’altro, ma tutto ciò che è diverso da me, dal mio mondo e dalla mia cultura mi appassiona. Sarà per questo motivo che ogni volta che ritorno da un viaggio, piccolo o grande che sia stato, riporto con me un po’ di tradizioni, di cultura, di cibo e di lingua che mi arricchiscono e mi aprono la mente.


Mi piace vedere, curiosare, parlare con la gente, capire, odorare tutto ciò che non appartiene alla quotidianità. Mi piace viaggiare organizzata quel poco per non finire a bussare a casa di sconosciuti per avere un tetto sulla testa, per il resto, guida alla mano e orecchie tese, si naviga a vista. E’ per questo che rifuggo viaggi organizzati nei quali manco ti accorgi in quale Paese sei o la crociera dove si mangia, si va in palestra e si è troppo stanchi per le escursioni. Niente in contrario verso chi adora invece questo tipo di vacanza rilassante, ma io non posso pensare di non aver visto tutto ciò che era possibile vedere di un luogo. Penserei di essermi persa qualche cosa.



Dall’ultimo viaggetto è passato già qualche tempo, perciò in momenti grigi come questo mi piace ritrovare quella sensazione di calma, serenità e benessere che avevo girando l’isola di Cefalonia. Posso guardare le foto, è vero, ma non c’è niente di più forte di un profumo che risveglia magicamente tutti gli altri sensi e stimola la memoria. Ecco come è nata la voglia di una ricetta che odorasse di Grecia.

 Il libro di ricette che ho comprato là non mi è bastato e di recente ho acquistato la bibbia della cucina greca (così c’è scritto in copertina), La cucina di Vefa di Vefa Alexiadou. Un libro stupendo con tantissime ricette, spiegate in modo puntuale, senza lasciare nulla al caso, con fotografie accattivanti e una copertina che ricorda la bandiera greca…..che dire è bello da tenere in mano e sfogliare, basta ricordarsi di chiudere la bocca ogni tanto perché rimane aperta, eccome…

Ho seguito la ricetta alla lettera salvo utilizzare olio evo al posto di quello vegetale per friggere, aceto bianco invece di quello rosso e naturalmente la farina di riso per rendere la ricetta gluten free

Triglie piccole pulite e squamate 1,5 kg
Farina di riso 2 cucchiai
Olio extravergine di oliva per friggere + 750 ml per la marinata
Succo di pomodoro 250 ml
Aceto di vino bianco 250 ml
Spicchi d’aglio 15
Rosmarino essiccato 1 cucchiaino + rosmarino fresco un rametto
Sale e pepe

Lavare bene le triglie, eviscerate e squamate e asciugarle con carta assorbente. Salare e pepare. Mettere la farina di riso in un sacchetto di plastica e aggiungere le triglie, scuotendo il sacchetto infarinare bene le triglie quindi passarle al setaccio per eliminare la farina in eccesso. Scaldare l’olio e friggere le triglie 5 minuti per lato poi scolare e lasciar raffreddare. Versare il succo di pomodoro, l’olio e l’aceto in una casseruola poi aggiungere l’aglio e il rosmarino essiccato e fresco e far bollire per 10-15 minuti finchè l’aglio non si è ammorbidito. Mettere un po’ di marinata calda sul fondo di una pentola di terracotta poi sistemare uno strato di triglie, poi ancora marinata e ancora uno strato. Così fino a terminare le triglie. Lasciare marinare la preparazione in frigorifero per almeno 3-4 giorni. Conservato coperto d’olio e in un luogo fresco si mantiene per molti giorni…sempre che non li finiate prima.

Con questa ricetta partecipo a  100% Gluten (fri)Day

 

lunedì 27 gennaio 2014

Lo spezzatino del Signor Ahmed: Tajine di manzo, ceci e prugne secche




Quando sono tornata da Marrakesh il mio ingresso odorava come un souq. Ho comprato una quantità di spezie infinita, con l’entusiasmo di una bambina in un negozio di caramelle. L’idea era quella di ritrovare a casa i profumi di quella terra magica, piena di colori, di rumori e di contraddizioni. Oggi non è più così, ma basta che apra un cassettino e tutto ritorna come in un incantesimo. 


Se non era per le restrizioni della compagnia aerea avrei portato via la qualunque, invece mi sono limitata a spezie, borse, collane, libri di ricette, olio di argan, dolcetti da tè, teiera e tajine (nulla praticamente),  il tutto stipato perfino nella sacca da golf del marito che per fortuna ha una franchigia di peso e poteva nascondere caccavelle e panni sporchi. 


Che in Marocco si usi il tajine non puoi non accorgertene, perché lo vedi in ogni angolo sia in città che, e soprattutto, nei paesini di montagna.Non è una semplice e coreografica pentola di terracotta è proprio un modo di cuocere i cibi, semplice, sano e totalmente senza grassi. Carni, pesce o verdure ma anche un semplice uovo può essere cotto nel tajine, l’importante è aromatizzare con un mix di spezie che darà gusto al piatto.



Anche nei nostri supermercati si possono trovare mix di spezie già pronti, sia per tajine che per il couscous ma, come ha avuto modo di sottolineare il proprietario del negozio dove ho comprato una parte delle spezie, il raz el hanout il mix già pronto è per donne che non sanno cucinare, perché, quelle che invece sono brave in cucina sanno sempre che tipo di spezie usare. Per la sfida n° 35 dell'MTC ho pensato ad un tajine (che è indifferentemente il nome della pentola e della ricetta) di carne e verdura come il nostro spezzatino, un piatto semplice, di conforto, che ha il sapore di casa e di famiglia accompagnato dal pane marocchino al sesamo. 


Lo sa bene anche la mia amica Meryam che cucina spesso il tajine per sentirsi vicina ai suoi familiari a Casablanca, con la quale prendo, ogni tanto, il tè alla menta e che mi porta spesso dei dolcetti fantastici, dei quali deve darmi assolutamente la ricetta. Per la cronaca quando questa estate è tornata in Marocco mi ha portato i bicchierini da tè e quel meraviglioso piatto che è nella foto.

Per il tajine
Manzo 300 g (io campanello)
Ceci lessati 130 g
Carote 3
*Limone sotto sale 1/2
Prugne secche 5
Aglio 1 spicchio
Cumino 1 cucchiaino
Paprika 1 cucchiaino
Stimmi di zafferano un cucchiaino
Curcuma 1/3 cucchiaino
Acqua 1 bicchiere
Olio d’oliva 1 cucchiaio

*I limoni salati sono un ingrediente fondamentale della cucina marocchina perchè danno un’impareggiabile fresca fragranza alle vivande. I limoni (non trattati) vengono puliti, aperti con un’incisione profonda a croce dove viene introdotto del sale grosso. Vengono premuti con un peso per quattro giorni, dopodiché tolto il peso, viene aggiunto un cucchiaio di semi di pepe nero e l’olio fino a riempire il barattolo dove saranno conservati, in un luogo fresco e buio. Da consumare dopo tre settimane.


Tagliare la carne in pezzi abbastanza piccoli. Porre il tajine (per essere usato la prima volta ha bisogno di essere immerso in acqua per almeno 24 ore) sul fornello usando un frangifiamma. Mettere l’olio, l’aglio tritato e le spezie tranne lo zafferano. Mescolare bene poi aggiungere le carote tagliate a pezzetti, la buccia del limone salato tagliato a pezzettini piccoli, gli stimmi di zafferano lasciati rinvenire in una tazzina d’acqua tiepida e un bicchiere d’acqua. Mettere il coperchio e a fuoco lento lasciar cuocere per 1 ora e mezzo. Aggiungere altra acqua se ci fosse bisogno. Dopo circa un’ora, aggiungere le prugne secche intere tagliate in due e i ceci già lessati.Servire con striscioline di buccia di limone salato


Pane marocchino al sesamo
Farina 500g
Semola 50 g
Lievito di birra 25 g
Zucchero 1 cucchiaino
Semi di sesamo
Sale

Diluire il lievito in una tazza di acqua tiepida insieme allo zucchero. Coprire il recipiente e far riposare per 20 minuti. Disporre la farina setacciata e la semola a fontana alle quali si sarà aggiunto il sale e poi il lievito diluito. Piano piano far incorporare tutto il liquido alla farina fino a formare un composto omogeno e liscio. Dividere in tre parti uguali formando 3 pani rotondi ai quali verranno aggiunti i semi di sesamo. Disporli in una teglia infarinata, coprirli con un panno umido e lasciar lievitare per un’ora. Infornare a 200 °C per circa mezz’ora.


Con questa ricetta partecipo all' MTChallenge di gennaio
http://www.mtchallenge.it/2014/01/mtc-n-35-la-ricetta-della-sfida-di.html


venerdì 24 gennaio 2014

Zuppa di finocchi e yogurt di capra



L’alternativa alla pasta, dato che il riso non è molto amato in casa mia, sono sempre state le minestre. Prima del blog variavo dal minestrone di verdure al brodo che fosse di pollo, di sorra, di punta di petto, di muscolo o di lingua….. sempre la stessa minestra, potrei dire. 


Dopo due anni di blog le cose sono cambiate e le zuppe, le minestre, le vellutate e le creme fanno parte del menù in modo stabile. Mi piace utilizzare le verdure in questo modo, da sole o mescolate tra loro, con aggiunta di spezie, e di ingredienti croccanti, sia d’inverno ma anche d’estate, sì d’estate perché ho scoperto anche le zuppe fredde e rinfrescanti. In questo mondo di combinazioni di colori, sapori, gusti e consistenze, l’ultima scoperta è una zuppa di finocchi alla quale ho voluto aggiungere una nota acida, in contrasto con la dolcezza del finocchio, data dallo yogurt di capra. 


E’ stato Paul A Young a farmi scoprire il latte di capra e i derivati, lui, il re del cioccolato mi ha fatto conoscere e innamorare del formaggio di capra. Da quando ho fatto questa ricetta qui il formaggio di capra ha surclassato qualsiasi altro tipo di formaggio. Ahhhhh i colpi di fulmine e pensare che non c’ho mai creduto!


Finocchi 3
Scalogno 1
Semi di finocchio mezzo cucchiaino
Acqua circa 1lt
Yogurt di capra un vasetto da 125 g
Olio 2 cucchiai
Sale e pepe

Pulire e tagliare il finocchi in pezzi. In una casseruola mettere a scaldare due cucchiai d’olio e far soffriggere lo scalogno tagliato finemente. Unire il finocchio e rosolarlo per qualche minuto. Versare l’acqua e cuocere per 30 minuti o fino a che i finocchi non risulteranno morbidi, nel caso servisse aggiungere altra acqua. Con il minipimer frullare il tutto poi salare e pepare. Togliere dal fuoco e unire lo yogurt. Servire decorato con un cucchiaio di yogurt e qualche barbina. Servire tiepido o caldo ma anche fredda è buonissima magari per l’estate.

Con questa ricetta partecipo a  100% Gluten (fri)Day





e al contest di Colors and food di Inverno